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Il presidio nei Social Media citato nei siti delle aziende italiane: spunti per riflettere

In questi mesi approfondiremo con diversi articoli i legami esistenti tra mondo delle imprese italiane ed uso della Rete. Stiamo analizzando due aspetti:

  • la relazione tra settore di attività e tasso di adozione del mondo Social Media da parte delle aziende;
  • la presenza nei siti aziendali dei riferimenti ai canali Social utilizzati .

Queste connessioni ci diranno quanto sia strategico l’investimento nei Social Media rispetto alla sola presenza del sito aziendale, oppure potrebbero far emergere una mancanza di coordinamento tra chi realizza e gestisce il sito e chi gestisce la comunicazione attraverso i Social Media.

Sappiamo, ad esempio, che le aziende italiane presentano tassi di adozione dei Social Media minori rispetto alla maggior parte dei Paesi esteri: il motivo principale è la mancanza di cultura digitale nel mercato e nella società italiana.

Eventi come la Social Media Week della prossima settimana, aiutano a creare maggiore cultura sul tema e maggiore consapevolezza diffusa, grazie ai tanti approfondimenti relativi alla pratica del digital storytelling, una delle discipline che considerano a livello strategico tutte quelle conversazioni che avvengono nei Social.

Il nostro viaggio inizia con un campione di oltre 600.000 aziende italiane che hanno un sito Web conosciuto, costruito a partire da dati da un crawling del Web Italiano.(nota metodologica)

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SpazioDati vuole creare un marketplace dei dati, un iTunes di dati

In un’intervista fatta a Michele Barbera, pubblicata in questi giorni su Corriere Innovazione, continua il racconto sugli sviluppi del marketplace di dati, verso un vero e proprio “iTunes” di dati.

Tutto inizia con la consapevolezza di un problema:

Il problema che hanno le aziende che si occupano di dati è di combinare tra loro tutte le informazioni a disposizioni. Un’agenzia turistica, per esempio, può aver bisogno di connettere tra di loro l’elenco delle fermate dell’autobus, un saggio sulla storia della città e l’elenco degli eventi culturali della zona pubblicati sull’agenda del giornale locale. Ma quasi sempre i database non possono comunicare tra di loro, figuriamoci un database con un testo. Cioè, si può fare, ma costa tempo e danaro.

Ed è quello che fa dandelion, una sorta di iTunes dei dati, che mette insieme tutte le informazioni che può, intrecciandole, con l’obiettivo di fornire al cliente i dati già collegati tra loro.

Ma che cos’è dandelion?

Dandelion è un data marketplace che aggrega dati pubblici (open data) e privati», spiega Michele Barbera, informatico pisano, 34 anni, ceo di SpazioDati, azienda nata nel 2012 con sede a Cascina (Pisa) e a Trento, con uno staff di 13 persone. «I dati, provenienti da migliaia di diverse sorgenti, web e non web, vengono puliti, filtrati e normalizzati e resi disponibili agli sviluppatori sotto forma di un unico grande database accessibile tramite semplici procedure Api Http», continua Barbera.

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SpazioDati su Linkiesta: il Trentino è la Silicon Valley delle Alpi?

Michele Barbera è stato intervistato all’interno di un articolo di Linkiesta che compara il Trentino alla Silicon Valley delle Alpi: è utile citare la parte dove racconta la sfida sul tema della semantica.
Perchè è qui che la ricerca ed i motori di ricerca stanno andando, ma non lo stanno dicendo poi troppo ad alta voce. ( tra le tante fonti possibili per approfondire cosa sta facendo Google sul tema, “How the Semantic Web Changes Everything for Search” )

In un altro laboratorio ospitato dalla fondazione Bruno Kessler, invece, un piccolo team di toscani ha creato un’azienda che applica la semantica al web: Spazio Dati.

Con il sostegno di Trento Rise e della Camera di Commercio di Pisa, sette giovani informatici stanno cercando di creare un supermercato globale di parole e concetti. «Stiamo lavorando alla rivoluzione del Web 3», mi spiega l’Ad Michele Barbera, con un proclama che mi fa rizzare le antenne. «La semantica applicata al web è la scommessa del futuro: creare big data che servano ai motori di ricerca con criteri più complessi, basati su analogie, sillogismi, parallelismi fra nomi, luoghi, concetti. Ora i motori di ricerca brancolano ancora nel buio, non sanno fare connessioni ampie fra le diverse parole.
Le faccio un esempio: «Se io scrivo che Nerone ha in mano una lira», il motore di ricerca non sa distinguere lo strumento musicale della lira dal nome della moneta. In futuro i risultati potrebbero essere più precisi e le aziende, ne sono certo, faranno a gara per avere a disposizione motori di ricerca più intelligenti. Per creare big data specializzati ci vogliono molte competenze: economisti, medici, giornalisti, ingegneri, editori… Non esiste un campo in cui il web semantico non possa essere utilizzato. Insomma, i link devono saper parlare!». E va detto, a onor del vero, che in Europa i due poli di eccellenza della ricerca semantica applicata al web si trovano a Trento e in Irlanda. «Sulla tecnologia web si è scoperto quasi tutto, ma la semantica è la nuova rivelazione», conclude Michele Barbera, «e posso dire con certezza che qui siamo più avanti che nella Silicon Valley», annuncia con enfasi.

Articolo completo:
Così Trento vuol diventare la Silicon Valley delle Alpi